Mercoledì 15 Ottobre abbiamo realizzato la nostra terza performance, noi SCUSATE IL DISTURBO, un gruppo di cittadini che da qualche settimana si organizza per far sentire la propria voce attraverso delle AZIONI, si è presentato al parchetto delle mura spagnole tra via Regina Margherita e Viale Monte Nero, da tutti chiamato MOM, dal nome dell’adiacente locale, per RECINTARE.
Questo microscopico ma importante pezzo di verde è luogo di ritrovo del mercoledì sera per ragazzi, studenti e non, ormai da diversi anni, di recente il Comune di Milano ha scelto di chiudere lo spazio recintandolo, la necessità di ordine che scuote le notti insonni del signor Comune di Milano e le proteste dei residenti riguardo agli schiamazzi notturni e all’immondizia presente ogni giovedì mattina, hanno avuto il sopravvento sul bisogno (primario) di socialità cui il MOM risponde.
Alle 22.30 abbiamo iniziato a recintare, muniti di adeguate tute di sicurezza, abbiamo diviso gli spazi, lo spazio che è città, quello in cui si può passeggiare, stare, parlare e conoscere, dallo spazio della nuova città dove non si deve far rumore, dove non si deve fare cultura e neppure stare insieme.
Dotati solo di nastro rosso e bianco e delle nostre parole abbiamo circondato ragazze e ragazzi, e spiegato le direttive comunali riguardo il futuro dello spazio che loro una volta la settimana vivono come ritrovo, ovvero la sua totale chiusura rispetto alla sua vocazione pubblica.
Le reazioni sono state diverse, alcuni di loro sapevano della futura chiusura, altri ne sono venuti a conoscenza chiedendoci perché stessimo recintando simbolicamente lo spazio: la maggior parte di loro si poneva di fronte alla questione come già compiuta, ritenendo le proprie opinioni come inutili, abbiamo chiesto loro di far sentire la loro opinione su blog e forum dei giornali cittadini.
Il loro semplice interesse rispetto all’AZIONE è la base della socialità che Milano sta negando,
e questo è la ragione della nostra performance, creare dall’informazione passiva una coscienza attiva, simbolicamente mostrare che si può e si deve avere un’opinione sulle scelte della collettività.
E di conseguenza agire.




